> Con questi obiettivi generali si possono anche individuare alcune decisioni efficaci (Tab. 7). Questi alcuni dei punti necessari e indispensabili su cui riflettere:
interrompere il flusso di abilitati che alimenta le attuali graduatorie permanenti. Un serio provvedimento dovrebbe scrivere, senza ambiguità alcuna, che esse sono bloccate e che rimarranno solo ad esaurimento. Solo fino a tale esaurimento si dovrebbe mantenere la ripartizione fra il 50% di immissioni in ruolo dalla graduatoria permanente e il 50% degli "specializzati", in modo da favorire il ricambio degli insegnanti non solo generazionale ma anche qualitativo;
Riaffermare che il titolo necessario e indispensabile per accedere all'insegnamento, fino alle prime lauree specialistiche di cui all'art. 5 della legge 53/03, deve essere la specializzazione ottenuta nelle SISS per gli insegnanti della scuola secondaria e la laurea per gli insegnanti della scuola dell'infanzia e primaria. Fino all'applicazione dell'art. 5 della legge delega 53/03, solo questi titoli devono costituire titolo abilitante, in presenza di cospicuo praticantato nelle scuole (per almeno un intero anno scolastico, con normale orario di insegnamento). Il praticantato deve esser e valutato dalle stesse scuole e retribuito, come avviene, ad esempio, per i medici specializzandi;
escludere dalle graduatorie tutti coloro che hanno già un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ai quali viene garantito comunque, con i passaggi di ruolo e di cattedra, la possibilità di cambiare materia di insegnamento o ordine di scuola;
abolire ogni tipo di punteggio per le supplenze temporanee (sia annuali che "di breve durata") e tutti i contratti a tempo determinato dovrebbero essere di competenza delle scuole autonome, come stabilito dal DPR 275 sull'autonomia (art.15). Sarebbe anche questa l'occasione per semplificare le procedure di conferimento di supplenza, garantendo la precedenza solo agli insegnanti abilitati;
istituire borse di studio universitarie per la specializzazione di insegnanti nelle materie scientifiche (fisica, matematica, informatica, tecnologie, ecc.), di cui si prevedono, a breve, carenza di aspiranti;
assicurare le immissioni in ruolo solo per le discipline e le attività curricolari obbligatorie, con la copertura di tutti i posti vacanti e disponibili, calcolati successivamente alle operazioni di mobilità. E' sottinteso che la copertura di "tutti" i posti, e non solo di una percentuale di essi, dovrebbe essere assicurata solo al momento in cui sarà chiaro il quadro orario curricolare dei vari ordini e gradi di scuola definiti dalla riforma.
lasciare un margine di flessibilità alle scuole autonome per l'organizzazione delle attività opzionali attraverso la stipulazioni di contratti d'opera di natura professionale, come, peraltro, era già stato opportunamente e chiaramente scritto nella Legge 27 dicembre 1997, n. 449. 10
Affidare la gestione dell'assunzione del personale docente alle scuole, o meglio a reti di scuole con un certo bacino di utenza. A questo riguardo, una delle proposte più serie rimane quella della Commissione D'Amore istituita dal ministro Berlinguer.11
Introdurre contratti "a termine", pluriennali e rinnovabili per i posti temporaneamente liberi, in modo da garantire la copertura di tutti i posti vacanti e la continuità del servizio. Tali contratti dovrebbero prevedere l' interruzione del rapporto di lavoro per giusta causa al rientro del titolare;
Pianificare nel breve e medio periodo l'assunzione degli insegnanti abilitati, attraverso una previsione dell'andamento dell'offerta, delle potenzialità della domanda nelle sue varie caratteristiche e delle modalità per favorire l'assunzione di insegnanti di qualità.
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