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martedì-venerdì ore 9-15; sabato, domenica e festivi infrasettimanali
ore 10-18.30 ingresso gratuito |
La
mostra intende presentare una selezione di opere, veri capolavori dell'arte
occidentale, appartenenti all'importante collezione di ceramiche del
Museo Civico Medievale di Bologna, considerata una delle più
prestigiose in Italia e in Europa. |
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Oltre
a distinguersi per la grande qualità dei suoi capolavori, la raccolta
assume rilevanza anche per le vicende collezionistiche che la riguardano:
alla stregua di altre importanti collezioni pubbliche bolognesi, si origina
nel progetto enciclopedico del marchese Ferdinando Cospi volto a reperire
fra naturalia e artificalia un museo di mirabilia donato poi nel 1675
al Senato bolognese. Tra i pezzi cospiani figurano, tra gli altri, il
Boccale con busto di donna del 1499 e la fiasca con la raffigurazione
del Mito di Ciparisso. |
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Già in precedenza si era comunque sviluppato a Bologna un interesse collezionistico per questo genere di oggetti, come documentano ad esempio i vasi “fittili aurati” del guardaroba bentivolesco di Ginevra Sforza, alcuni dei quali forse identificabili, secondo una tradizione ottocentesca, con pezzi del museo.Ulteriori incrementi si ebbero a seguito dell’apertura del grande museo settecentesco presso l’Istituto delle Scienze e l’Accademia Clementina voluto dal Generale Luigi Ferdinando Marsili che provvide ad incrementarne la consistenza attraverso la donazione delle proprie raccolte ed una intensa attività di mecenate. |
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| Ugualmente
significativa per la storia della nostra raccolta fu l’inaugurazione
del Museo civico nel 1881, a seguito della quale pervennero al museo numerose
donazioni tra cui vanno segnalate quella della famiglia Rusconi e soprattutto
quella dei Pepoli nel 1919, comprendente, come ricorda un inventario recentemente
reso noto, numerose delle ceramiche oggi al Medievale. Attraverso dunque la scelta di alcuni pezzi, sarà possibile ripercorrere lo sviluppo della ceramica figurata, vale a dire “istoriata”, con soggetti tratti dalla mitologia antica, dalla storia sacra e dai repertori della cultura dell’emblema del Cinquecento, con un particolare sguardo rivolto ai maggiori centri di produzione italiana, Faenza, Urbino, Pesaro, Casteldurante, documentati da alcuni indiscussi capolavori, destinati in gran parte ab origine, ad un collezionismo illustre. |
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Così è per le botteghe faentine, di cui la mostra espone, tra gli altri, oltre al già citato boccale del 1499, il suggestivo calamaio con i Quattro santi protettori di Bologna (fine sec. XV) e la nota coppa di Casa Pirota con la rara iconografia dell' Incoronazione di Carlo V. |
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La
produzione urbinate è presente con alcuni piatti ascrivibili a Nicolò
da Urbino, detto Pellipario (piatto con il Mito di Adone parte di un sevizio
di Isabellla d’Este, piatto con la Presentazione della Vergine al
tempio), di Francesco Xante Avelli, dei Fontana e dei Patanazzi. Ugualmente significativa appare la presenza di opere provenienti dalle botteghe di Pesaro, di cui si segnala il bel piatto con Priamo che riceve Elena (1560 ca.), e di Casteldurante, da cui proviene il piatto da pompa con il Sacrificio di Marco Curzio (1551). |
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