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I Musei
Civici d’Arte Antica organizzano questa esposizione della collezione di
ceramiche occidentali del Museo Civico Medievale di Bologna, composta
di circa trecento pezzi dei secoli XIII-XIX, che illustrano soprattutto
lo sviluppo della ceramica figurata,cioè istoriata, nei maggiori centri
di produzione italiani.
La collezione si colloca tra le più prestigiose raccolte italiane ed europee,
sia per le illustri vicende collezionistiche che per l’alto livello qualitativo
dei pezzi: essa ha origine dal lascito (1672) del marchese Ferdinando
Cospi al Senato di Bologna, da cui provengono tra gli altri il boccale
con busto di donna del 1499, la fiasca con la raffigurazione del mito
di Ciparisso ed alcuni vasi ispano moreschi. Piatti e vasi di maiolica,
esempio della nobilitazione della natura attraverso l’artifizio, suscitavano
la curiosità del collezionista seicentesco per l’inganno del brillante
e sontuoso rivestimento cromatico che riscattava la materia vile, per
l’abilità del pittore ceramista, la bellezza delle forme, il potere evocativo
del mito raffigurato. Già in precedenza, però, si era sviluppato a Bologna
un interesse collezionistico per questo genere di oggetti, di cui costituisce
un esempio illustre il nucleo di vasi "fittili aurati" della guardaroba
bentivolesca di Ginevra Sforza.
Agli inizi del Settecento, il Museo Cospiano diede vita insieme a quello
cinquecentesco di Ulisse Aldrovandi al museo istituito presso l’Istituto
delle Scienze e l’Accademia Clementina dal generale Ferdinando Luigi Marsigli
che provvide ad aumentarne la consistenza attraverso le donazioni delle
proprie raccolte ed un intenso mecenatismo. Se non vi è documentazione
di uno specifico interesse museografico del Settecento bolognese per il
mondo della ceramica, rilevante è il sistematico riordinamento delle raccolte,
che vennero sottratte allo schema spettacolare del museo barocco per divenire
oggetto di interesse scientifico di tipo disciplinare, secondo i modelli
europei dello sperimentalismo illuminista.
L’iniziale nucleo cospiano veniva nel frattempo arricchito fino a sfiorare
l'attuale consistenza: agli inizi dell’Ottocento, trascorsa la bufera
napoleonica che aveva profondamente inciso sull’assetto museale cittadino,
venivano segnalati tra i materiali esposti presso il Museo della Regia
Università "alcuni smalti e una serie nutrita di piatti istoriati del
Rinascimento". Tutti i materiali pervennero infine al Museo Civico, inaugurato
nel 1881, grazie all’interessamento di Luigi Frati bibliotecario dell’Archiginnasio
e poi direttore del Museo, che acquisì uno dei pezzi più celebri della
raccolta, il piatto con l’incoronazione di Carlo V già al Museo Pasolini
di Faenza. La raccolta non modificò in seguito la propria fisionomia,
ad eccezione di alcune donazioni dello stesso Frati, delle famiglie Pepoli
e Rusconi, e dell’acquisizione di un’importantissima ceramica arcaica,
il boccale apodo con cervo rinvenuto nel campanile della chiesa di San
Francesco nel 1911 durante i lavori di restauro condotti da Alfonso Rubbiani.
La mostra è a cura di Gian Carlo Cavalli e Renzo Grandi
Il catalogo
Carmen Ravanelli Guidotti
Ceramiche occidentali del Museo Civico Medievale
di Bologna
Grafis, 1985
Opuscolo della mostra:
Ceramiche d’occidente del Museo Medievale
testi di Eugenio Riccòmini e Angelo Mazza
Bologna, 1986
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