26 ottobre 1991-
6 gennaio 1992


Tre restauri:
scoperte e letture

Lapidario del Museo Civico Medievale

 
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La mostra è una specie di vetrina del Museo Civico Medievale, anche se non vi sono esposti oggetti di proprietà comunale.
Ha lo scopo di informare su alcuni importanti restauri svolti in laboratori bolognesi, sotto la direzione degli organi statali di tutela.
Del restauro si può rischiare di avere un’idea miracolistica, come se potessero essere annullati i segni di una lunga vita materiale. Ma in due dei tre casi in mostra il restauro è l’occasione (programmata) di scoperte clamorose. Troppe circostanze spiacevoli ci fanno pensare al patrimonio artistico come all’oggetto di un’erosione continua. Questo patrimonio rimane però una cosa viva, che ha ancora forza di crescere.

Dare conto di un ritrovamento d’eccezione come un’opera di Jacopo della Quercia corrisponde allora ad una funzione naturale del Museo. Il ritrovamento è avvenuto in un cortile della vecchia Bologna. L’artista, grandissimo, ha scandito la fisionomia artistica cittadina. L’opera si radicherà presto in una più larga memoria.
E tuttavia non si vuole legare il restauro, che è fondamentalmente “buon governo”, solo ai momenti più fortunati. Un restauro è sempre l’occasione per guardare da vicino, a fondo, in condizioni spesso irripetibilmente vantaggiose.
Ed è giusto che l’occasione diventi memorabile anche per chi non è addetto alla tutela o non coltiva interessi specialistici.
Né il gruppo ligneo di Cesena, né l’altare Vaselli in San Petronio, fra poco tempo, potranno essere osservati alla stessa emozionante distanza.

Una mostra del genere è una mostra aperta.
Non si è voluto neppure chiuderne il ricordo nelle schede di un piccolo catalogo.
Le motivazioni delle scelte storico-artistiche e dei criteri di restauro saranno date in tre distinte conversazioni.
I risultati scientifici saranno pubblicati più tardi su “Arte a Bologna”, la rivista dei Musei Civici d’arte Antica.

                                                       
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