mostre

9 marzo-6 maggio 2001
Aemilia Ars: 1898-1903
Arts and Crafts a Bologna

Collezioni Comunali d'Arte
Sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica italiana
organizzata dai Musei Civici d'Arte antica e promossa da Musei Civici d'Arte Antica e settore Cultura Comune di Bologna, Soprintendenza per i Beni Librari e Documentari - ibc Regione Emilia-Romagna, Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici di Bologna, Associazione Dimore Storiche - sezione Emilia Romagna, Comitato Amici dell'Aemilia Ars e famiglia Cavazza con la collaborazione di Associazione Commercianti di Bologna, nell'ambito delle iniziative per Bologna Città Europea della Cultura del 2000 e per la terza Settimana della Cultura
con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, Carisbo, Gnudi Trasporti Speciali Opere d'Arte e Assicurazioni Generali s.p.a.-Agenzia generale di Bologna e la sponsorizzazione tecnica di atc e il Resto del Carlino.

 
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    iniziative  

Sull'onda del crescente interesse rivolto alle espressioni dell'arte europea tra Otto e Novecento --Liberty, Art Nouveau e Jugendstil in primo piano-- che ha ricevuto significativa conferma con le recenti esposizioni londinese e parigina, un capitolo di grande fascino ed ancora poco noto al grande pubblico della vicenda artistica e culturale italiana viene finalmente presentato all'attenzione di pubblico e studiosi con la mostra
Aemilia Ars: 1898-1903. Arts&Crafts a Bologna
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La mostra presenta per la prima volta --a venti anni dalle pionieristiche ricognizioni critiche sviluppate dalle mostre sul liberty a Bologna e su Alfonso Rubbiani -- un'ampia panoramica della produzione dell'Aemilia Ars "società protettrice di arti e industrie decorative nella regione emiliana", fondata nel 1898 a Bologna da un gruppo di nobili e artisti raccolti intorno all'architetto-restauratore Alfonso Rubbiani ed al conte Francesco Cavazza. Attiva fino al 1903, la società, che si proponeva la promozione produttiva e commerciale e la riqualificazione estetica delle arti decorative e degli oggetti d'uso per la vita quotidiana, rappresentò la peculiare espressione italiana di una tendenza diffusa in tutta Europa, esemplificata in particolare dal movimento inglese Arts and Crafts.

Con la fondazione dell'Aemilia Ars, trovarono infatti espressione istanze complesse ed a volte contraddittorie della società postunitaria, nella cruciale fase di transizione dello sviluppo capitalistico italiano verso una compiuta industrializzazione. Da un lato, la società tradusse nella sua attività quelle esigenze di promozione industriale, commerciale e culturale stimolate dal progresso tecnico e scientifico, coniugate alla ricerca delle radici storiche del nuovo stato unitario nelle sue diverse espressioni locali, che a Bologna avevano trovato voce nell'esposizione e nelle celebrazioni per l'VIII centenario dell'Università del 1888 - ma anche nell'approvazione del primo piano regolatore cittadino del 1889, all'origine dell'abbattimento, tanto deprecato da Rubbiani, dei quartieri medievali e della cerchia delle mura in nome dello sviluppo urbano e produttivo. Dall'altro, i suoi promotori intendevano rispondere al disagio indotto in una società ancora fortemente connotata in senso agricolo e artigianale dall'introduzione di nuovi materiali e processi industriali, con il richiamo ai valori estetici e morali del passato ed alla valorizzazione del lavoro manuale dell'artigiano, contrapposto alla produzione industriale.




A partire dal penultimo decennio dell'Ottocento (e fino al primo del nuovo secolo), l'attività del futuro gruppo fondatore dell'Aemilia Ars si era dispiegato nel campo delle arti decorative e d'arredo, in un clima culturale dai forti riferimenti europei, improntato all'eclettismo storicista ed al recupero del gotico e del primo rinascimento, ed insieme influenzato dal naturalismo floreale art nouveau. Sotto la guida di Alfonso Rubbiani, artisti come Edoardo Collamarini, Achille Casanova, Augusto Sezanne, Alfredo Tartarini, Giuseppe de Col e Alberto Pasquinelli avevano realizzato una serie di interventi in diversi edifici pubblici e privati a Bologna ed in altri centri della regione, in stretto collegamento con botteghe artigiane locali (come i ceramisti Minghetti, il fornaciaio Gamberini, gli orefici Zanetti). L'intervento nelle cappelle absidali della gotica Chiesa di San Francesco a Bologna, in cui restauro, reintegrazione e nuova decorazione convivono in equilibrio fra revival e nuovo gusto liberty rappresenta certamente l'episodio più significativo di questa attività, ancor oggi documentata da ricchi fondi di disegni conservati a Bologna presso i Musei Civici d'Arte Antica, l'Archiginnasio e la Biblioteca di San Francesco. Di grande rilievo furono anche le realizzazioni per la committenza privata, come gli edifici cittadini ed extraurbani per il conte Cavazza ed il marchese Pizzardi; il Canton dei fiori; la Pasticceria Rovinazzi oggi negozio Chanel chez Ratti; il Palazzo Bevilacqua a Bologna; le case Matteucci e Albonetti e il Palazzo Conti-Sinibaldi a Faenza. Cresciuta in un contesto aristocratico e nobiliare, l'esperienza Aemilia Ars si arricchì di nuove valenze grazie al ruolo assunto nello stato postunitario dalla committenza pubblica (che a Bologna trovò espressione nella decorazione della Sala dei Matrimoni in Palazzo Comunale, nell'Istituto Ciamician e nell'Istituto dei ciechi 'Francesco Cavazza'; a Budrio nelle Scuole Comunali e, precocemente, nella Sala Consiliare). Ma anche grazie alle emergenti istanze di carattere filantropico-sociale, echeggiate dalle aspirazioni rubbianesche all'arte "popolare" ed alla "fraternità" e dal ruolo svolto nella società da figure di nobili attenti alle esigenze sociali, culturali e politiche come Carlo Alberto Pizzardi, benefattore degli ospedali cittadini, e Francesco Cavazza, promotore tra le tante attività dell'istituto per i ciechi a lui dedicato.L'attività della società nell'ambito del design e della produzione degli oggetti d'uso si inserì nel contesto di una tradizione di alto artigianato che aveva storicamente contraddistinto l'immagine di Bologna in Italia e all'estero, proponendosi di delineare un nuovo rapporto tra arte, artigianato e industria, sul modello dell'inglese Arts and Crafts rivitalizzato da William Morris.
L'Aemilia Ars si caratterizzò infatti soprattutto come centro di promozione stilistica per la produzione di gioielli, ricami, stoffe, sculture in marmo, arredi in ferro battuto, mobili, fornendo alle principali industrie artigiane della regione disegni e schemi realizzativi, spesso creati dagli artisti della società sulla base di antichi modelli. Parallelamente, venne sviluppato l'aspetto commerciale della produzione, con l'apertura del negozio in via Ugo Bassi "deposito-mostra di mobili, ceramiche, lampade ed oggetti in ferro battuto, lavori in argento, gioielleria, cuoio cesellato e bulinato, ricami, terrecotte…", e con la presenza a diverse esposizioni internazionali, dove la società ottenne significativi successi.
All'interno dell'Aemilia Ars, un particolare rilievo venne assunto dalla produzione di merletti e ricami a punto antico, grazie all'attività fondata da Lina Bianconcini Cavazza, moglie del conte Francesco ed imprenditrice di successo attenta alle finalità sociali dell'impresa. venne così rivivificata una raffinata produzione affidata all'operosità di anonime lavoratrici della città e della provincia, e caratterizzata da un virtuosismo tecnico pari se non superiore alla qualità delle antiche opere cui si ispirava. Il progetto perseguito dalla contessa Cavazza di un recupero degli antichi modelli (a cui si affiancavano disegni originali spesso basati su schizzi di Rubbiani), attraverso cui fondare un miglioramento del gusto ed un rilancio dell'artigianato di qualità, trova forse il suo esempio più significativo nella realizzazione a merletto da parte delle lavoranti Aemilia Ars del cinquecentesco libro dei lauorieri di Aurelio Passerotti, di proprietà della famiglia Malvezzi. Questa azienda presentò aspetti peculiari anche su scala nazionale, che valgono a spiegare il suo perdurante successo fino al 1936, ben oltre la chiusura formale della società madre. Di particolare originalità furono i risvolti connessi alla commercializzazione-- sviluppata sui mercati europei e statunitensi grazie a personalizzazione del prodotto, creazione di una rete flessibile di vendita, presenza alle grandi esposizioni internazionali come quella di Torino del 1902-- ed all'organizzazione del lavoro femminile. Compartecipazione e trasparenza nella definizione del rapporto costi/prezzi, partecipazione delle lavoratrici agli utili, formazione gratuita di una forza lavoro composta soprattutto di donne povere e bisognose di svolgere a domicilio un'attività remunerata, furono tra gli elementi caratterizzanti di un'innovativa impresa al femminile.
Per contrasto, proprio i fattori del successo di questo ramo dell'attività Aemilia ars valgono a spiegare le ragioni del fallimento della società di Arts and Crafts, che chiuse i battenti dopo soli cinque anni: come l'inadeguata organizzazione commerciale e l'eccessiva diversificazione tipologica della produzione, che impedirono un posizionamento chiaramente identificabile degli oggetti Aemilia Ars sul mercato, o i conflitti tra direzione e fornitori d'opera dell'azienda, un'élite artigiana affermata, insofferente dei vincoli imposti su provvigioni, sedi, politica promozionale. Ma, soprattutto, l'Aemilia Ars fallì l'obiettivo di sposare arte e tecnologia, poiché l'alto contenuto artigianale del suo prodotto ed il circoscritto mercato "alto" cui faceva riferimento impedirono nei fatti la realizzazione di quella precoce serialità a cui aspirava.

La mostra si propone di fondere le esigenze della divulgazione con quelle della ricerca e della conservazione su un tema ancora da indagare e valorizzare appieno. Circa duecento le opere esposte, tra oggetti, materiali grafici e fotografie storiche, in un allestimento fortemente suggestivo: in primo piano, una selezione del ricco campionario di pizzi e merletti Aemilia Ars conservato presso le Collezioni Comunali d'Arte e del cospicuo fondo di disegni del Museo Davia Bargellini di Bologna, accanto a mobili ed ebanisterie, oggetti in ferro battuto, cuoio bulinato, gioielli, biancheria ed accessori per l'abbigliamento prodotti dalla società, ed a dipinti, libri e modelli incisori dei secoli XVI-XVII. Per il grande pubblico, si tratta di un suggestivo invito a scoprire alcuni dei nascosti tesori cittadini; per studiosi ed esperti un contributo e uno stimolo alla classificazione, al recupero e alla conservazione di un patrimonio cittadino poco conosciuto, la cui memoria è affidata-- oltre che ai patrimoni posseduti dai privati-- a fondi quasi dimenticati di istituti museali, dei conservatori femminili e delle scuole professionali.

 

Curatori: Eugenio Riccòmini, Carla Bernardini, Doretta Davanzo Poli, Orsola Ghetti Baldi

Comitato scientifico: Jadranka Bentini, Carla Bernardini, Rosaria Campioni, Doretta Davanzo Poli, Orsola Ghetti Baldi, Eugenio Riccòmini

Direzione della mostra: Carla Bernardini

Prestatori: le opere in mostra sono state prestate da privati e da numerose istituzioni pubbliche ed ecclesiastiche: da Bologna, l'Azienda Usl Città di Bologna, la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, la Chiesa di Santa Caterina di Saragozza, Carisbo, la Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri, il Convento di San Francesco, il Convento di San Domenico, il Conservatorio del Baraccano-Istituti Educativi, i Musei Civici d'Arte Antica, il Museo Storico Didattico della Tappezzeria, il Santuario del Sacro Cuore, la Soprintendenza per i Beni Architettonici; da Firenze il Museo di Palazzo Davanzati; da Forlì la Biblioteca Comunale Aurelio Saffi; da Londra The British Museum; da Torino l'Accademia Albertina di Belle Arti.

Informazioni al pubblico: Urp, Comune di Bologna, tel. 051-203040

Ufficio stampa: Studio Pesci, via G. Petroni 18/3, 40126 Bologna,
telefax:+ 0512960748, e-mail:gio@mailbox.dsnet.it

Visite guidate per scolaresche e gruppi, a pagamento e su prenotazione:
Guide d'arte, piazza dei Martiri 5/2, Bologna, tel. +051/4210809, fax +051/4214652
e-mail:asscgart@iperbole.bologna.it         http://www.wonderful-italy.it

Il catalogo

Aemilia Ars: 1898-1903
Arts&Crafts a Bologna

a cura di Carla Bernardini, Doretta Davanzo Poli, Orsola Ghetti Baldi. Testi di Emanuela Bagattoni, Jadranka Bentini, Carla Bernardini, Rosaria Campioni, Doretta Davanzo Poli, Orsola Ghetti Baldi, Adele Pesce, Ezio Raimondi, Eugenio Riccòmini, Guido Zucconi, Vittorio Capecchi a+g, Milano, 2001

 
 
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