mostre  
G. Kienerk, L'anguilla,1892

dal 17 dicembre 2004 al 3 aprile 2005

Giorgio Kienerk a Bologna (1889-1900)

Un artista tra naturalismo e simbolismo

Collezioni Comunali d' Arte
Sala Urbana

 
 
I Musei Civici d' Arte Antica di Bologna realizzano dal 17 dicembre prossimo - presso la Sala Urbana delle Collezioni Comunali d' Arte in Palazzo Comunale - una rassegna espositiva volta a divulgare e ad approfondire l' attività di Giorgio Kienerk (1869-1948), noto pittore, scultore e grafico toscano.
A partire dal 1970, anno della prima retrospettiva dedicatagli presso l' Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, il nome di Kienerk ha progressivamente acquisito un peso nazionale attraverso la presenza della sua opera in differenti mostre collettive, fino alla personale tenuta a Pavia nel 1997, e grazie ai fondamentali contributi di Piero Pacini, dedicato alla grafica, (1989) e di Eugenia Querci (2001), con la monografia pubblicata dall' editore Allemandi.
G. Kienerk, L'anguilla,  1893
 

G. Kienerk, Sorriso,  1900

Attraverso tale percorso è stato possibile svelare la personalità di questo poliedrico artista, singolarmente attraente per le diverse e complesse esperienze che ha attraversato: l' esordio come scultore sotto Adriano Cecioni, la formazione pittorica naturalista con Telemaco Signorini, i sintetici esperimenti grafici Art Nouveau, le intense opere simboliste attorno al Novecento, la direzione per oltre trent' anni della Civica Scuola di Pittura di Pavia.
 

La mostra presso le Collezioni Comunali d' Arte indaga con particolare attenzione la relazione tra Kienerk e l' ambiente artistico bolognese imperniandosi su due opere particolarmente importanti appartenenti al patrimonio Comunale, L' Anguilla e il Monumento alla famiglia Comi. Ambedue in marmo, sono conservate rispettivamente presso le Collezioni Comunali e il Cimitero Monumentale della Certosa.

  G. Kienerk,  Monumento Comi, 1896-98

 G. Kienerk, "Italia ride", 1900

Viene ricostruita la ripetuta partecipazione dell' artista, in qualità di scultore e pittore, a quattro edizioni del concorso "Cincinnato Baruzzi" (1889, 1890, 1892, 1896), focalizzando il contributo grafico fornito dall' artista, più o meno negli stessi anni, a riviste come "Fiammetta" e "Italia Ride", edite rispettivamente dalla casa editrice Zanichelli e dai Poligrafici del Resto del Carlino.
Il percorso critico analizza l' esecuzione, tra il 1896 e il 1898, dell' importante monumento Comi, arricchito di sculture e rilievi di gusto naturalista con reminiscenze classiche, il tutto inquadrato in un percorso ideale di gusto simbolista.

 

Gli studi effettuati per la mostra hanno inoltre messo in risalto alcuni aspetti degli scambi culturali fra Bologna e Firenze sia attraverso la presenza di Giosue Carducci, ma anche di artisti come Adriano Cecioni e Telemaco Signorini, letterati come Roberto Pio Gatteschi e Isidoro del Lungo, l' artista e storico dell' arte Igino Benvenuto Supino, divenuto titolare della cattedra di Storia dell' Arte, presso l' Università di Bologna all' inizio del nuovo secolo.

G. Kienerk, Ritratto di modella, 1914
  G. Kienerk, Al sole, 1889 Carducci, allora titolare della cattedra di letteratura all' Università di Bologna, era amico di Adriano Cecioni e Telemaco Signorini, entrambi maestri di Kienerk, ma anche coinvolto nell' assegnazione del premio "Cincinnato Baruzzi", istituito dal Comune di Bologna in favore di giovani pittori, scultori e musicisti grazie al lascito dello scultore bolognese, allievo di Antonio Canova, cui venne intitolato.
Tra le opere presentate in mostra, si ricordano come particolarmente degne di attenzione l' originale progetto in gesso vincitrice del Concorso Baruzzi nel 1892 per la scultura l' Anguilla, la cui realizzazione in marmo è conservata presso le Collezioni Comunali d' Arte di Bologna; altre opere connesse allo stesso concorso, come l' ntenso bronzo Al Sole (1889) e il bozzetto ad olio finora ritenuto disperso Rincalzando il formentone (1890). Da poco ritrovate sono anche l' elegante statuetta Vanità (1892) e la notevole e inedita testa simbolista di Medusa (1900 ca.) recante il timbro della manifattura Galileo Chini di Firenze.
  Altre sculture, bassorilievi in gesso, pastelli, oli, disegni, illustrazioni e documenti concorreranno a ricostruire efficacemente l' attività dell' artista nel decennio finale dell' Ottocento, fino ai primi del Novecento.
Altre sculture, bassorilievi in gesso, pastelli, oli, disegni, illustrazioni e documenti concorreranno a ricostruire efficacemente l' attività dell' artista nel decennio finale dell' Ottocento, fino ai primi del Novecento.
G. Kienerk, Fra due luci, 1915
  G. Kienerk, Tre lettere, 1896 Il catalogo è a cura di Carla Bernardini con scritti della stessa e saggi di Eugenia Querci, Luisa Avellini, Claudio Poppi, Carlo Sisi, Antonella Mampieri e schede di Grazia Badino e Marta Forlai. Ad un saggio sull' attività dell' artista, concentrato sullo snodo bolognese e novecentesco (Querci), si affianca una serie di testi di inquadramento più generale, volti a far luce sui rapporti culturali fra Bologna e Firenze, con particolare attenzione all’intreccio fra ambiente letterario e arti figurative (Avellini, Poppi). Partendo dal patrimonio museale e dalla sua documentazione, il catalogo ricostruisce quindi, in forma sintetica e agevolmente leggibile, un contesto più largo che apre verso nuove prospettive di ricerca.
  SCHEDA TECNICA SULL' AUTORE
Giorgio Kienerk, nato a Firenze nel 1869, comincia il suo apprendistato artistico giovanile negli anni ottanta dell' Ottocento, sotto la guida di Adriano Cecioni da cui riceve i primi rudimenti di scultura, volti a cogliere il vero nel suo trascorrere.
Dopo l' improvvisa morte del maestro, il giovane artista entra in contatto con Telemaco Signorini col quale, durante i suoi soggiorni appenninici, avrà modo di esplorare i dintorni collinari e soffermare le prime impressioni su di un taccuino di disegni, dove già l' insegnamento signoriniano era evidente, soprattutto nel modo di affrontare con libertà il taglio dell' inquadratura
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G. Kienerk, Lia, 1896
  G. Kienerk, La lettura, 1914 Ma Kienerk non si ferma solo a questi primi fondamentali incontri, poiché nel breve giro di pochi anni entra in relazione di amicizia e collaborazione con Silvestro Lega, e con la cerchia dei pittori che gravitano attorno alla sua figura (Nomellini, Muller, Torchi, Tommasi), con cui sviluppa le ricerche volte ad approfondire lo studio degli effetti atmosferici di vibrazione della luce.
É questo il momento della sua partecipazione a numerosi concorsi nazionali dove riceve molteplici riconoscimenti, a cominciare dal 1892, data in cui risulta vincitore del Premio Baruzzi, con il bozzetto in gesso per la scultura l' Anguilla, attualmente conservata presso le Collezioni Comunali d' Arte.
L' opera risente decisamente degli insegnamenti di Cecioni soprattutto nella posa "di tradizione", affrontata con rimandi desunti dalla statuaria antica "in un registro breve, quasi a cogliere il gesto del fanciullo entro il circuito d' eventi giornalieri momentaneamente fermati in quel sorriso quasi segreto, chiuso com’è entro la vasta circolazione del modellato" (Bossaglia).
Il percorso bolognese dell' artista non si esaurisce con l' Anguilla, ma prosegue a distanza di pochi anni con il monumento funebre per la famiglia Comi presso il Cimitero Monumentale della Certosa (sala di San Paolo, 1896-1898).
Qui, in una struttura ad arco neorinascimentale, attorno ad una croce in marmo, sono iscritte una figura allegorica femminile a tutto tondo raffigurante la Rassegnazione, e una serie di bassorilievi marmorei raffiguranti il tema allegorico della parabola della Vita, dall' infanzia alla vecchiaia.
Gli anni a cavallo con il nuovo secolo costituiscono il momento di decisiva affermazione dell' artista, soprattutto come pittore e grafico innovativo (per testate come "Gil Blas" e "Cocorico"), attento ricettore di fenomeni culturali di tendenza come il Simbolismo e l' Art Nouveau. Partecipa a numerosissime esposizioni nazionali e internazionali (Monaco, Bruxelles, Parigi) e nel 1905 riceve l' incarico di direttore della Civica Scuola di Pittura di Pavia dove, pur continuando a dipingere e a dedicarsi alla scultura, continuerà ad insegnare per circa un trentennio. Muore a Firenze nel 1948.
 
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