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La scelta dei miniatori dovette cadere su due personalità di primissimo piano, quali Nicolò di Giacomo e Stefano degli Azzi, che già in precedenza avevano avuto occasione di cimentarsi in importanti imprese decorative, in parte compiute per altri ordini religiosi. Probabilmente a seguito del nuovo diffondersi della peste che interessò la città tra la fine degli anni sessanta e l’inizio del decennio successivo, la realizzazione del ciclo liturgico subì un’improvvisa interruzione, riprendendo soltanto molto tempo dopo, nel corso degli anni novanta. |