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| In concomitanza con l'importante evento espositivo dedicato ad Amico Aspertini (Bologna, Pinacoteca Nazionale), i Musei Civici d'Arte Antica, grazie anche al contributo del Gruppo Hera, organizzano presso il Museo Civico Medievale una piccola mostra a cura di Massimo Medica su Giovanni Battista Cavalletto, il più noto tra i miniatori bolognesi attivi tra il XV ed il XVI secolo, di cui lo stesso museo possiede l’unica opera firmata. |
| L'esposizione,
che è parte integrante degli itinerari collegati alla mostra di
Amico Aspertini, intende illustrare, attraverso un selezionato gruppo
di opere, databili tra la fine del Quattrocento e il terzo decennio del
Cinquecento, la poliedrica personalità di questo importante artista
la cui attività si sviluppa non solamente nella miniatura, di cui
rimangono numerose tracce, ma anche nell’ambito della pittura, della
musica e della poesia, come documentato a Bologna e a Roma, città
quest’ultima dove sappiamo si recò più volte. |
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Di
questo stretto rapporto intessuto con i Bentivoglio rimane la significativa
testimonianza contenuta all'interno dell'unico componimento letterario prodotto
da Cavalletto, il Contra la desperata. Qui nella dedica ad Annnibale Bentivoglio,
figlio di Giovanni II, Giovanni Battista dà prova del suo temperamento
allegro e gioviale attraverso l'esaltazione dei piaceri della vita, chiosando
il testo con l'affermazione “Io degli alegri porto il confalone”.
Riguardo agli anni della sua formazione e attività giovanile poco ci è dato sapere, anche se, già dalla sua prima commissione, i perduti graduali della basilica di San Petronio (1486-87), si può ricavare l'alto livello delle sue commissioni. A queste date si può ben inserire la bella pagina miniata datata 1487, contenuta all'interno del primo volume degli Annali della Nazione Germanica (Bologna, Archivio Storico dell'Università degli Studi), prima preziosa testimonianza per indagare il percorso dell'artista. |
| Ed è infatti, partendo
dall’unica opera firmata, la Matricola della Società dei Drappieri
del 1523, conservata presso il Museo Civico Medievale di Bologna, che è
stato possibile ricostruirne la personalità. Partito dalla più
matura lezione del ferrarese Ercole de’ Roberti, ebbe modo in seguito
di aprirsi alle nuove sollecitazioni della miniatura veneta di gusto antiquario,
aggiornando nel contempo il suo stile sulle novità della pittura
raffaellesca, conosciute direttamente a Roma e attraverso le stampe (Marcantonio
Raimondi). Certo è che i legami con la cultura ferrarese non si esauriscono con Ercole, ma si ravvisano anche nei prestiti dalla lezione dell'altro grande ferrarese attivo in città, Francesco del Cossa, cui riconduce nella pagina miniata degli Annali la “tornita qualità formale del Battista, memore si direbbe anche dei precedenti modelli del polittico Griffoni” (Medica), dipinto per quella stessa chiesa, San Petronio, dove si trovava a miniare Cavalletto. |
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Il gusto per il citazionismo antiquariale deriva
in Cavalletto anche dalla lezione appresa direttamente dalle opere di ascendenza
mantegnesca: infatti, fa fede di un suo probabile soggiorno presso la corte
mantovana l'intervento nel libro di Mascalcia di Zanino Ottolengo, Delle
infermità delli cavalli, da lui miniato per conto di Francesco Gonzaga
prima del 1495; inoltre “quadri quatro de mane del cavaletto”,
sono registrati in un inventario del 1511, redatto in occasione della morte
del vescovo eletto di Mantova Ludovico Gonzaga. Agli stessi anni sono riferibili anche le due Allegorie del Museo Nazionale d'Arte di Romania a Bucarest e l'Adorazione dei pastori del Fitzwilliam Museum di Cambridge, di cui in mostra, proveniente dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, si espone il disegno preparatorio. |
| Della sua permanenza mantovana, e dei suoi
continui aggiornamenti sui modelli mantegneschi, conosciuti probabilmente
anche attraverso le numerose traduzioni incisorie, rimane traccia nella
stupefacente miniatura con la Circoncisione della Biblioteca Reale di Torino,
che si suppone possa provenire da un corale della Cappella Sistina, riferibile
agli anni novanta del Quattrocento, al momento del suo primo viaggio romano,
al tempo in cui anche Amico Aspertini compiva le sue appassionate scorribande
fra le rovine antiche. Il prestigio e la notorietà raggiunti dall’artista sono del resto confermati dall’importanza di alcuni dei suoi committenti, tra cui papa Leone X, i Gonzaga e gli Estensi, questi ultimi impegnati con Ercole I a fare realizzare un sontuosissimo breviario (Modena Biblioteca Estense), miniato dal Cavalletto insieme ad altri artisti. Durante i periodici soggiorni romani, compare al fianco di Giovanni Battista come miniatore anche il figlio Scipione, cui il padre affida la conduzione della rinomata bottega. Ad accrescere ulteriormente la fama dei Cavalletto concorre il soggiorno bolognese presso la casa di Scipione, nel 1516, di Benvenuto Cellini, che per sei mesi realizza disegni e opere. Al momento del suo ritorno a Bologna si situa la realizzazione del codice conservato presso l'Archivio Arcivescovile con le Costituzioni dei quattro consorzi del clero (1518, Bologna, Archivio Arcivescovile), presentato in mostra per la prima volta, dove evidenti appaiono le citazioni dalla serie del ciclo degli Apostoli ideata da Raffaello per la sala dei Palafranieri in Vaticano. A distanza di pochi anni, nel 1523, come si evince dalla firma e dalla data dell'artista, Cavalletto riutilizza gli stessi modelli desunti dalla serie raffaellesca per realizzare nel frontespizio degli Statuti e Matricola della società dei Mercanti e dei Drappieri (Bologna, Museo Civico Medievale) l'immagine con l'Incoronazione della Vergine. La produzione che riguarda la sua tarda attività si esaurisce sopratutto in commissioni provenienti dall'ambiente ecclesiastico (l'Officio della Settimana Santa per San Salvatore (Bologna, Museo Civico Medievale) e il corale petroniano contenente i Vespri e la Messa di San Petronio (Bologna, Museo di San Petronio) fino al 1527, anno della decorazione delle Costituzioni dei Quattro Consorzi del Clero (Bologna, Archivio Arcivescovile), entrambi esposti per la prima volta. É pero da un documento del 1528 che si ricavano le ultime notizie relative al nostro miniatore, dove sono attestati i pagamenti per la realizzazione di miniature pagate dalla Fabbriceria di San Petronio. |