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Assai più
rara è la produzione dell'artista di soggetti profani e mitologici
(come i busti realizzati per il principe Liechtenstein e le quattro statue
nel salone bibbienesco di casa Ranuzzi a Bologna), di cui il rilievo con
Diana e Endimione è uno dei pochi esempi rimasti in città.
L' opera, tuttora inedita, rappresenta uno dei più affascinanti
miti della mitologia classica: Endimione, giovane e bellissimo pastore
della Caria, giace per sempre addormentato per volere di Diana, che ogni
notte viene a contemplare le sue forme perfette, destinate a non subire
mai l'oltraggio dello scorrere del tempo e della vecchiaia. Il mito, narrato
da Luciano di Samosata nei suoi Dialoghi degli dèi e largamente
diffuso in età rinascimentale a seguito della pubblicazione nel
1502 dell'intera opera dello scrittore greco a cura di Aldo Manuzio, aveva
conosciuto al tempo di Mazza un rinnovato successo grazie al poemetto
su Endimione di Alessandro Guidi, poeta di corte di Cristina di Svezia.
Evidente è l'affinità del rilievo con la pittura bolognese
di quegli anni, che aveva ripreso con frequenza le storie di Diana, in
particolare con Del Sole, Franceschini, Viani e Burrini, pittori legati
a Mazza da rapporti di colleganza e d'amicizia, un' affinità naturale
in una città di insigni tradizioni pittoriche, ma che non aveva
mai brillato nella scultura. Il modello di Dal Sole sembra riemergere
in particolare nell' equilibrio e nella simmetria dell'opera, che sembra
più dipinta che scolpita, la cui alta qualità risiede soprattutto
nella estrema delicatezza del modellato, nei quasi insensibili trapassi
tra luce ed ombra, negli appena sfiorati accenni di paesaggio.
La fortuna critica dell' artista, rimasta in ombra per diversi secoli
dopo la sua morte, conobbe agli inizi degli anni '60 del Novecento una
forte rivalutazione grazie alla riscoperta della scuola pittorica bolognese,
in particolare con la pionieristica mostra sulla scultura bolognese del
Settecento patrocinata dall'Associazione Francesco Francia del 1965, e
con il volume "Ordine e vaghezza" sulla scultura in Emilia nell'età
barocca curato da Eugenio Riccòmini. Una riscoperta che ha portato
anche ad una dispersione sul mercato antiquario delle sue opere, di cui
solo pochi esemplari sono oggi presenti nelle pubbliche raccolte bolognesi,
presso il Museo Davia Bargellini (che ospita anche un ritratto dell'artista
eseguito da Burrini) e la Pinacoteca Nazionale. L'eccezionale presentazione
di questa opera costituisce quindi uno stimolo ed un invito al recupero
delle opere di questo insigne artista bolognese.
Il libretto che accompagna l'esposizione è stato realizzato anche
con il contributo di Coop Adriatica. L'ingresso al museo è gratuito.
il catalogo
ospiti
16
Giuseppe Maria Mazza
Diana e Endimione
Testi di Eugenio Riccòmini, a cura di Massimo Medica
SATE, 2001
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