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30 giugno-7 ottobre 2001
Giuseppe Maria Mazza
Diana e Endimione

Museo Davia Bargellini

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Inaugurazione: 29 giugno, ore 12

 
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  Diciassettesimo appuntamento della rassegna "Ospiti" organizzata dai Musei Civici d'Arte Antica di Bologna con un rilievo in terracotta di Giuseppe Maria Mazza raffigurante Diana e Endimione, proveniente da una collezione privata di Bologna.

  Allievo di Canuti e Pasinelli, Giuseppe Maria Mazza (Bologna, 1653-1741) affermò il proprio assoluto e lunghissimo predominio come scultore sulla scena bolognese dell'ultimo barocchetto grazie alle numerose realizzazioni a stucco di soggetto religioso - angeli, madonne e profeti-- per case private e chiese cittadine, tra le quali si ricordano le grandi scene per la Cappella Manzoli in San Giacomo Maggiore, il policromo Compianto di Cristo per Santa Maria Maddalena di strada San Donato e soprattutto le figurazioni nella chiesa del Corpus Domini, in collaborazione con Franceschini. Un successo che gli aprì la strada anche a importanti commesse esterne, come i bozzetti del grande Presepe per i monaci di San Clemente e delle Storie di San Domenico per San Zanipolo a Venezia, poi fusi in bronzo; o i tardi colossali Evangelisti per San Domenico a Modena.

 

Assai più rara è la produzione dell'artista di soggetti profani e mitologici (come i busti realizzati per il principe Liechtenstein e le quattro statue nel salone bibbienesco di casa Ranuzzi a Bologna), di cui il rilievo con Diana e Endimione è uno dei pochi esempi rimasti in città.
L' opera, tuttora inedita, rappresenta uno dei più affascinanti miti della mitologia classica: Endimione, giovane e bellissimo pastore della Caria, giace per sempre addormentato per volere di Diana, che ogni notte viene a contemplare le sue forme perfette, destinate a non subire mai l'oltraggio dello scorrere del tempo e della vecchiaia. Il mito, narrato da Luciano di Samosata nei suoi Dialoghi degli dèi e largamente diffuso in età rinascimentale a seguito della pubblicazione nel 1502 dell'intera opera dello scrittore greco a cura di Aldo Manuzio, aveva conosciuto al tempo di Mazza un rinnovato successo grazie al poemetto su Endimione di Alessandro Guidi, poeta di corte di Cristina di Svezia.
Evidente è l'affinità del rilievo con la pittura bolognese di quegli anni, che aveva ripreso con frequenza le storie di Diana, in particolare con Del Sole, Franceschini, Viani e Burrini, pittori legati a Mazza da rapporti di colleganza e d'amicizia, un' affinità naturale in una città di insigni tradizioni pittoriche, ma che non aveva mai brillato nella scultura. Il modello di Dal Sole sembra riemergere in particolare nell' equilibrio e nella simmetria dell'opera, che sembra più dipinta che scolpita, la cui alta qualità risiede soprattutto nella estrema delicatezza del modellato, nei quasi insensibili trapassi tra luce ed ombra, negli appena sfiorati accenni di paesaggio.

La fortuna critica dell' artista, rimasta in ombra per diversi secoli dopo la sua morte, conobbe agli inizi degli anni '60 del Novecento una forte rivalutazione grazie alla riscoperta della scuola pittorica bolognese, in particolare con la pionieristica mostra sulla scultura bolognese del Settecento patrocinata dall'Associazione Francesco Francia del 1965, e con il volume "Ordine e vaghezza" sulla scultura in Emilia nell'età barocca curato da Eugenio Riccòmini. Una riscoperta che ha portato anche ad una dispersione sul mercato antiquario delle sue opere, di cui solo pochi esemplari sono oggi presenti nelle pubbliche raccolte bolognesi, presso il Museo Davia Bargellini (che ospita anche un ritratto dell'artista eseguito da Burrini) e la Pinacoteca Nazionale. L'eccezionale presentazione di questa opera costituisce quindi uno stimolo ed un invito al recupero delle opere di questo insigne artista bolognese.
Il libretto che accompagna l'esposizione è stato realizzato anche con il contributo di Coop Adriatica. L'ingresso al museo è gratuito.

il catalogo

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Giuseppe Maria Mazza
Diana e Endimione

Testi di Eugenio Riccòmini, a cura di Massimo Medica
SATE, 2001



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