Online: Moto Bolognesi anni 1930-'45

Introduzione

L’entusiasmo per i mezzi a due ruote che aveva caratterizzato gli anni Venti, trovando in Bologna un fertile terreno con importanti realtà produttive e sportive, nel periodo successivo era stato messo a dura prova dalle scelte di politica economica nazionale.
A partire dal 1928, fino al secondo Conflitto Mondiale, l’attenzione degli organismi statali nei confronti del settore meccanico era via via aumentata con una lunga serie di provvedimenti legislativi: schedatura delle aziende; controllo ed indirizzo della produzione, a partire dal 1935, con l’Autarchia; imposizione di uniformare i veicoli a motore e di limitare le varietà dei componenti, 1937; creazione di un Ente Nazionale per l’Unificazione, nel 1938, le cui tabelle indirizzavano le aziende verso la creazione di un parco veicoli omogeneo in vista di un utilizzo militare; infine, nel 1941, ferree e dettagliate direttive circa le tipologie ed il numero di veicoli da costruire, le cilindrate consentite, i particolari e i materiali costruttivi.
In questo difficile contesto si era trovata ad operare l’industria motociclistica bolognese, in particolare le tre marche dotate di una organizzazione produttiva e commerciale con un respiro nazionale: Augusta-F.I.A.B., G.D e M.M. La prima, già in difficoltà per carenze tecniche, era fallita nel 1933. La G.D, il cui seguito da parte degli appassionati non era certo paragonabile a quello del decennio precedente, nei primi anni Trenta aveva proposto interessanti modelli, prima di iniziare un lento declino, nonostante l’impegno nel settore dei motocarri. Solo la M.M., grazie al fertile ingegno di Mario Mazzetti e all’oculata gestione dell’avvocato Salvia, aveva conservato un suo ruolo preminente con motocicli estremamente curati sia dal punto di vista tecnico che estetico. Sulla scena bolognese, dove alcuni validi meccanici – Alfredo Bondi, Giulio Bonfiglioli, Luigi De Togni, Gino Maglietta, Adriano Amadori (O.M.A.), Aurelio Paselli, Walter Sita, Amedeo Zappoli – nel corso di questi anni proporranno interessanti ma fugaci ed episodiche realizzazioni, si erano affacciate due nuove marche create da tecnici conosciuti ed affermati, il cui credito non è stato probabilmente estraneo alla fortuna commerciale dei mezzi da loro proposti: nel 1930 era iniziata la produzione della C.M di Mario Cavedagni, staccatosi dalla G.D con il fratello Ildebrando e Renato Sceti; nel 1937 Alfonso Morini, terminato il suo rapporto con la M.M., aveva fondato la Moto Morini.
Bologna era però in grado di offrire competenze in tutte le componenti della motoristica, a partire dalla progettazione di motori, in particolare con le ditte Laurenti e Drusiani. Quest’ultima, in particolare, produceva tutti i motori per la C.M e la milanese F.B, alla quale forniva anche cambi e trasmissioni. Non è forse casuale che anche la Demm, fondata dai bolognesi Daldi e Matteucci a Milano, si sia poi trasferita nel nostro territorio, a Porretta.
In ambito agonistico, dove primeggiavano i piloti bolognesi Sandri e Martelli, si cimentavano la C.M e soprattutto la M.M, capace di conquistare Record Mondiali di velocità, Campionati Italiani di Categoria e Marche, Campionati Nazionali in Francia e Belgio, sia nella classe 175 che nella 350.
A Bologna la lunga mano del regime si era posata anche su questo settore, cercando di coinvolgere i piloti più affermati agevolandone l’attività con un’apposita Scuderia – la Olindo Raggi – o di reclutarli nella Milizia della Strada offrendo premi e licenze. Le organizzazioni fasciste locali avevano assunto anche la direzione del Moto Club Bologna e creato gruppi rionali, cui avevano delegato l’organizzazione di manifestazioni agonistiche e di propaganda.
Con la dichiarazione di guerra, nel 1940, erano iniziati anni bui per le ditte bolognesi. Escluse dalle commesse statali, bloccati i programmi di sviluppo, la produzione di moto era di fatto cessata, essendo consentita solo quella di un esiguo numero di motocarri, mentre venivano imposte lavorazioni legate all’industria bellica. Infine i bombardamenti aerei alleati, con la distruzione, tra le altre, delle officine M.M. e Drusiani.

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