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FRONTIER The Line of Style

Giovedì 13 febbraio sarà presentato il libro che conclude il progetto su Writing e Street Art promosso e sostenuto nel 2012 dal Comune di Bologna, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e di numerosi partner privati.

FRONTIER The Line of Style sarà presentato al pubblico giovedì 13 febbraio alle ore 18 al MAMbo.

Claudio Musso e Fabiola Naldi, curatori del progetto Frontier e del volume edito da Damiani, raccontano la loro esperienza.

  • Frontier ha lasciato in eredità alla città 13 opere su altrettanti muri della prima periferia urbana; come avete scelto i luoghi su cui intervenire e gli artisti che le hanno realizzate?

Il progetto si collega idealmente alla mostra Arte di Frontiera. New York Graffiti organizzata nel 1984 alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Siamo partiti dagli scritti di Francesca Alinovi, condividendo su tutto l’interesse per l’idea di frontiera, di confine. Abbiamo scelto l’immediata periferia perché quello è il luogo d’azione privilegiato da molti degli artisti, è là che si trovano i supporti di grandi dimensioni e di enorme visibilità. Gli artisti sono stati selezionati in quanto rappresentativi di componenti stilistiche innovative e fondamentali per l’evoluzione artistica all’interno di entrambi i movimenti, tagliando trasversalmente un arco storico che va dagli anni ‘70 ad oggi. La scelta dei muri è stata fatta tenendo conto dello stile di ciascun artista coinvolto e, allo stesso tempo, cercando di non tradire una parte fondamentale del progetto: interagire con aree della città sottoposte a continue dinamiche urbanistiche e sociali. Crediamo fortemente che interventi di questa portata aiutino anche il territorio a confrontarsi con delle presenze, inizialmente anomale, che poi con il tempo si dimostrano valori aggiunti.

  • Che significato attribuite all'interesse che l'amministrazione pubblica in Italia ha dimostrato negli ultimi anni nei confronti del Writing e della Street Art?

Le amministrazioni lottano da anni con quello che viene chiamato il “problema dei graffiti”. Dentro questa definizione si nasconde un’incapacità di comprensione, che spesso si è unita a risposte equivoche e contraddittorie. Sicuramente la diffusione, il consenso che la Street Art ha avuto dal 2000 ad oggi così come la divulgazione operata da festival e progetti hanno puntato l’attenzione sociale, mediatica e politica. Sono tante le questioni che si pongono per il futuro: dalla necessità di studi efficaci del fenomeno alla proposta di nuove strategie per la gestione degli spazi pubblici.

  • Il progetto ha suscitato l'interesse di istituzioni e media internazionali: qual è la specificità di Frontier rispetto ad altri progetti sulla Street Art realizzati in Italia e all'estero?

Frontier da subito si è identificato come un progetto autoriale, quindi frutto della ricerca storico-critica operata in qualità di storici dell’arte dai curatori. Indagando l’evoluzione del Writing e della Street Art a livello globale e riflettendo sulle vicende locali e nazionali, ha preso forma l’idea di strutturare una piattaforma in cui alla realizzazione di grandi opere murali si affiancasse lo studio e l’analisi dell’attualità alla luce della storia. Il progetto è stato presentato e discusso più volte durante conferenze, incontri e convegni in Italia e all’estero: tra i principali appuntamenti ricordiamo Tolosa (Les Abattoirs), Modena (Teatro delle Passioni), Canterbury (University of Kent), Torino (Bunker), Roma (MACRO), Bolzano (Museion). Nelle presentazioni internazionali come in quelle italiane, il progetto è stato accolto positivamente e sono stati apprezzati diversi fattori distintivi: dall’impianto curatoriale basato sulla storia locale alla scelta di lavorare su edilizia popolare, dalla creazione di una rete di rapporti con realtà esistenti alla necessità di legare la produzione di nuove opere e la riflessione critica sulle pratiche artistiche.

  • La riflessione teorica sul Writing e sulla Street Art ha trovato un momento di confronto importante nel convegno konFRONTIERt (MAMbo, 8-9 febbraio 2013); il libro FRONTIER The Line of Style, appena uscito, a chi si rivolge?

Abbiamo la speranza che il libro si rivolga agli appassionati, ai curiosi, agli interessati e ci aspettiamo che possa creare un dibattito culturale, anche negli ambienti accademici e istituzionali. La volontà di mantenere la scelta multidisciplinare fatta per il convegno ha l’ambizione di porre gli studi sull’arte urbana al centro dell’attenzione dei Cultural Studies. La scelta di usare l’inglese come lingua privilegiata è dettata dalla necessità di un dialogo internazionale. Auspichiamo inoltre che il sistema dell’arte convenzionalmente inteso inizi a considerare il Writing e la Street Art non come una semplice manifestazione spontanea, legata perlopiù a un momento creativo giovanile; crediamo infatti ci sia la possibilità di valutare il percorso di alcuni protagonisti come una ricerca artistica a 360°.


Frontier. La linea dello stile è un progetto sostenuto dal Comune di Bologna in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna. Hanno contribuito alla sua realizzazione: ACER - Azienda Casa Emilia-Romagna della Provincia di Bologna, MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, Urban Center Bologna.
Il progetto si è avvalso del fondamentale contributo di Mare Termale Bolognese, Gruppo Unipol, Gruppo Venpa 3, CoopCostruzioni, Hotel I Portici, Damiani Editore, Coop Adriatica, ColorSì, Chréon.