24 marzo 1946-2006. 60 anni di democrazia municipale. Il primo voto delle donne


Palazzo d'Accursio

Il 24 marzo 1946 si svolgono le prime elezioni amministrative per il Comune di Bologna dopo la caduta del fascismo.
Prima grande città italiana ad andare alle urne, Bologna esercita il diritto di voto dopo vent’anni di negazione dei diritti democratici e lo fa con rigore e profondo senso civico, lo stesso con cui ha vissuto dai giorni della Liberazione.
Per la prima volta nella storia d’Italia votano anche le donne. Sono 101.870 le donne bolognesi che fanno l’esperienza di questa nuova conquista di democrazia.
Il Sindaco Giuseppe Dozza fa affiggere un manifesto dove invita tutti i cittadini al voto, per portare “all’amministrazione del vostro Comune quegli uomini e quelle donne che voi stessi giudicherete più idonei ad affrontare e risolvere i gravi problemi che incombono sulla città”.
In un clima elettorale sereno e di unità nazionale, si svolge in città una competizione vivace, ma nell’assoluto rispetto delle libertà democratiche di pensiero, di stampa, di parola e della persona.
Le formazioni politiche che partecipano alla competizione elettorale sono le stesse che formano il Comitato di Liberazione Nazionale: comunista, democratico cristiano, socialista, repubblicano, liberale e Giustizia e libertà.
La sequenza delle immagini inizia con l’incarico ufficiale a Sindaco di Giuseppe Dozza da parte del Governo Militare Alleato il 22 aprile 1945 e prosegue illustrando le date significative che segnano il percorso democratico dei bolognesi in un anno importante per la città. Il 25 aprile 1946 è il primo anniversario della Lotta di liberazione, il 2 giugno 1946 si svolgono le elezioni per il referendum monarchia/repubblica e per la Costituente e il 1946 si chiude con l’imponente manifesto in occasione del conferimento alla città della Medaglia d’Oro al Valore Militare.
Nel discorso di apertura del primo consiglio democraticamente eletto, Giuseppe Dozza afferma:
“La resurrezione a nuova vita del Consiglio Comunale, liberamente eletto è garanzia di rinascita per la patria, poiché i Comuni sono le cellule della nazione e il loro risorgere è segno di ripresa della vita nazionale tutta”.
Una strada lunga sessant’anni di diritto alla democrazia di donne e uomini, una pratica di esercizio di libera espressione della vita politica e civile della città.

Ultimo aggiornamento: martedì 10 maggio 2011