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Maggio in fiore 2007
Bologna città d'acque
Passeggiando per il centro storico di Bologna è difficile immaginare una antica città solcata da una fitta rete di corsi d'acqua. Solo alcuni toponimi (via Val'Aposa, via del Porto, via delle Moline), qualche affaccio nel cuore del centro storico, da cui si può ammirare uno scenografico scorcio di canale, e l'andamento sinuoso di alcune strade (come per esempio via Riva di Reno) tradiscono un illustre passato idraulico. Invece, pur non essendo mai stata una vera e propria città fluviale, il destino di Bologna è stato storicamente legato all'acqua. Un rapporto vecchio di almeno 2.000 anni, allorché in epoca augustea i Romani realizzarono un acquedotto sotterraneo lungo ben 18 km, che consentiva di portare nel cuore di Bononia le acque del torrente Setta, e che ancora oggi è parzialmente sfruttato per l'approvvigionamento cittadino.
Il territorio urbano è quindi ancora oggi attraversato da un sistema idrico artificiale composto principalmente dal canale di Reno (che ha origine dal fiume omonimo presso l'antichissima chiusa di Casalecchio) e dalla sua prosecuzione, il canale Navile, che dalla città, dopo un percorso di una trentina di chilometri, confluisce nuovamente nel Reno, ormai al confine con la provincia di Ferrara. Spesso i canali, nei segmenti in cui scorrono a cielo aperto, sono affiancati da giardini pubblici o da importanti testimonianze (come per esempio la zona monumentale del cimitero della Certosa), che contribuiscono ad accentuarne la suggestione. Altrettanto affascinanti sono i punti in cui i corsi d'acqua attraversano la cinta muraria medievale, primo fra tutti il manufatto della Grada.
Grazie alla captazione delle acque del Reno e del Savena, che lambiscono il territorio comunale, fu quindi possibile fornire la necessaria forza motrice agli svariati opifici (mulini, cartiere, pile e filatoi per la seta ) che in passato punteggiavano sia le campagne sia il centro urbano. Una volta attraversato il centro storico, i canali, riunendosi in località Bova, danno origine al Navile, la storica via d'acqua che collegava Bologna al mare Adriatico: l'ultima importante testimonianza di quella città d'acqua che Bologna è stata per circa sei secoli, dalla fine del '200 sino agli inizi del '900. Ancora oggi, nel suo tratto bolognese, il Navile solca una campagna che si incunea nella città e il suo percorso è ritmicamente scandito da una stupefacente sequenza di manufatti idraulici, che accompagnano chi passeggia lungo le vecchie restare. Le alzaie, peraltro, sono oggi state trasformate in un percorso che consente di lambire un articolato sistema di aree verdi e lungo il quale, ormai da qualche anno, ha luogo la Minimaratonaposa, una camminata non competitiva di 13 chilometri che si sviluppa per buona parte del tracciato lungo le antiche vie d'acqua della città.
Nel loro insieme, tutte le persistenze storiche ancora presenti, testimoniano la passata importanza del canale nell'economia cittadina, sia per quanto concerne i trasporti (il Navile era una trafficata direttrice fluviale verso Ferrara, il Po e il mare) sia in merito all'energia idraulica, sfruttata fin dalla fine dell'Ottocento, da una importante centrale idroelettrica posta poco a nord del centro storico cittadino. Le suggestioni che le zone rivierasche sono in grado di restituire, divengono quasi tangibili in corrispondenza dei sostegni (primo fra tutti quello del Battiferro), conche di navigazione risalenti addirittura al secolo XV, anche se successivamente oggetto di rifacimenti, grazie alle quale le barche riuscivano a superare i salti d'acqua.

L'aiuola allestita dal Comune di Bologna nel giardinetto contiguo alla cattedrale è dedicata proprio all'invenzione delle acque, a suggellare peraltro un connubio con Cervia che, nell'aprile 2007, ha visto giungere nella capitale del sale un gruppo di sportivi bolognesi giunti sulle coste dell'Adriatico seguendo il corso di canali e fiumi.
All'ingresso dello spazio verde è stata infatti realizzata una sagoma stilizzata del centro storico della città, perimetrato dalla cinta muraria duecentesca e con le 12 porte sottolineate da piante di Cineraria marittima contenute all'interno di alcuni mattoni di argilla, elemento fondamentale nella storia architettonica felsinea. I corsi d'acqua, distinti con materiali inerti di differente tonalità a seconda che facciano riferimento ai sistemi del canale di Reno, del canale di Savena o del torrente Aposa, scorrono all'interno di un tappeto di tagete prima di abbandonare l'abitato e iniziare a scorrere nell'immaginario "contado" della pianura.
Sul lato opposto del vialetto che attraversa il giardino, è stato invece realizzato, attraverso l'impiego di begonie a fiore bianco e a fiore rosso, lo stemma del Comune di Bologna, contenuto all'interno di un ovale dalle proporzioni auree.
Nelle altre porzioni dello spazio verde sono state realizzate bordure con piante annuali (begonie a fiore rosa, agerato e Impatiens), particolarmente adatte a valorizzare gli ombrosi scorci prospettici del giardino. Una corona perimetrale di canne da fiore e Falangium abbellisce infine la zona di sosta nella parte terminale del giardino.


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A cura del Settore Ambiente e Verde urbano
In collaborazione con la Redazione Iperbole - Settore Comunicazione e Rapporti con i Cittadini - Comune di Bologna

 

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