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Introduzione
Si intende per attività estrattiva l'estrazione di materie prime e la sistemazione e ripristino ambientale delle aree di cave e torbiere. Per attività di cava si intende l'estrazione di:
  • materiali per costruzioni edilizie, stradali ed idrauliche;
  • delle terre coloranti, delle farine fossili, del quarzo e delle sabbie silicee, delle pietre molari, delle pietre coti.
Per attività mineraria si intende l'estrazione di ogni altro materiale industrialmente utilizzabile non compreso nelle voci indicate.

Attività estrattiva a Bologna

Il territorio comunale bolognese è caratterizzato da un rapporto con le attività estrattive che si può definire storico. Tracciando un ipotetico percorso storico, è possibile rilevare la prima presenza di estrazione di materiali da costruzione nella prima collina nelle zone di affioramento della vena del gesso messiniana e delle "Sabbie Gialle", molto usate per l'utilizzo in passato di palazzi storici. Qui sono evidenti le tracce di un'attività tipica di cave di monte, esauritasi nei primi anni del secolo scorso, che ha fornito materiale da costruzione riconoscibile in antichi edifici del centro storico.

Contemporaneamente, fino al secondo dopoguerra, è stata molto attiva l'estrazione di argilla per laterizi. Caratterizzata da scavo a cielo aperto di scarsa profondità, generalmente non si oltrepassavano i 3 o 4 metri dal piano campagna originario, localizzate attorno a fornaci che, una volta esaurito il loro naturale bacino di influenza, spesso venivano dismesse e trasferite verso nuove aree vergini. La morfologia in questi casi non dà evidenze apprezzabili anche perché il processo trovava la sua conclusione nella urbanizzazione dell'area oggetto di escavazione. Interi quartieri bolognesi, localizzati nell'area del canale Navile, ma anche nella zona di interconoide tra Reno e Navile, sorgono praticamente su antiche aree di escavazione di argille per laterizi .

A partire dagli anni sessanta e fino ad oggi, il mercato delle materie prime si è modificato: la realizzazione di grandi infrastrutture assieme al sempre più massiccio utilizzo del calcestruzzo, ha indirizzato l'attenzione verso i materiali inerti pregiati da costruzione ed in particolare le sabbie alluvionali e le ghiaie. L'attività di estrazione di ghiaie localizzata principalmente nella conoide del fiume Reno, è partita in aree golenali quando la normativa, ancora scevra da qualsiasi elemento di tutela ambientale, lo consentiva, per allontanarsi sempre di più dal fiume. Il tipo di estrazione di materiali ghiaiosi, contrariamente a quanto si è verificato in passato per quelli argillosi, lascia una traccia estremamente evidente sul territorio. In primo luogo lo sfruttamento dei giacimenti, vista la scarsità della risorsa rispetto alla imponenza della domanda, diviene di tipo intensivo, così, con la tecnica dello scavo a cielo aperto, si raggiungono e si superano i 20 metri di profondità dal piano di campagna originario, facendo nascere in modo prepotente il problema dei ripristini. In secondo luogo le caratteristiche stratigrafiche delle aree interessate a questa attività fanno sorgere la problematica gestione della difesa delle risorse idriche sotterranee, che vengono a trovarsi in condizioni di elevata vulnerabilità, private come sono della naturale difesa dei primi strati di terreno naturale, deputati alla doppia funzione di parziale impermeabilizzazione e di filtro naturale. Infine l'espansione urbanistica della città ha avvicinato le aree sfruttate ai fini estrattivi con la città, inaugurando una difficile coniugazione di esigenze produttive con la domanda di vivibilità dei cittadini.

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A cura del Settore Ambiente e Verde urbano
In collaborazione con la Redazione Iperbole - Settore Comunicazione e Rapporti con i Cittadini - Comune di Bologna

 

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